lunedì 5 dicembre 2011

Un libro stupendo..


Tratto da:

“Sensazioni
             Emozioni
                            Esperienze”.....di Angelo Podda

 

Dopo solo mezz'ora di viaggio, il rumore dei vagoni sulle rotaie mi aveva intontito. Un rumore fastidioso, ossessivo, come certi ritmi africani, incessanti, battuti su tamburi di lamiera.
Seduto su un sedile di velluto rosso, ero solo nello scompartimento. Visto inutile ogni tentativo per riuscire a prender sonno, rinunciai a dormire. Che altro fare? Approfittare di quei momenti per riflettere? Impossibile! Mi mancava il silenzio.
Il pensiero, infastidito dal rumore del treno che correva sui binari, non prendeva forma, si disuniva, diventava illogico, annullava la razionalità della mente. Era come entrare in un buco nero profondo, cadervi dentro, precipitando verso il basso alla velocità della luce, per poi risalire con uguale velocità in superficie e ripiombare in basso: un continuo dormiveglia, fino alla stazione d'arrivo.
Appena sceso dal treno il mio passo era malfermo, da ubriaco. Recuperai un minimo di lucidità al bar della stazione, dopo un caffè caldo e una sigaretta.
Erano le due del mattino. Mi avviai sulla strada deserta, in direzione della pensione, dove avrei passato il resto della notte......


I soliti luoghi comuni: il tempo guarisce le ferite; il tempo è galantuomo; il tempo governa il nostro futuro. L'importanza del tempo. Che per me scorre lento, invogliando il mio carattere indolente a rimandare a domani ciò che posso fare oggi.
Sotto questo aspetto, sono diverso da lei. Molto diverso. Ne sono consapevole, e tuttavia non riesco a mutare i miei comportamenti. Non so modificare i miei difetti. Ci provo, ci riprovo, ma non succede mai nulla. Forse perché nella mia testa le idee non procedono secondo l'ordine delle cose. Vivo immerso nel caos, nel mistero dei miei pensieri arruffati, intricati, inspiegabili.
Di solito me ne sto in disparte, silenzioso, apparentemente estraneo a tutto ciò che mi circonda, sicché passo per uno che se la tira, mentre, in realtà, sono soltanto uno che non sa partecipare ai discorsi degli altri, riluttante a confrontarsi col prossimo.
L'unico momento di relazione lo trovo con me stesso, quando mi libero dalla condizione di impiegato che deve rispettare orari e mansioni snervanti, e finalmente posso scaricare le mie paturnie sul computer.


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